LA LINGUA MADRE DEI SORDO-MUTI è LA LINGUA DEI SEGNI.
LA LINGUA MADRE DEI SORDO-MUTI ITALIANI è LA LINGUA DEI SEGNI ITALIANA.
di Katia Trinari
L'alfabeto manuale.La lingua dei segni è una lingua a tutti gli effetti, completa e complessa, composta di diverse migliaia di segni capaci di generare un infinito numero di vocaboli.
È indirizzato a categorie diversificate di persone, proponendosi, parallelamente ad altri libri che spiegano la grammatica e la struttura della L.I.S., di innalzare lo status della L.I.S., fino a poco tempo fa non considerata una vera lingua.
Innanzitutto è diretto alle persone sorde:sia quelle che conoscono bene la lingua dei segni e che vogliono consultare un dizionario bilingue per ricordare un vocabolo italiano o per migliorare la propria conoscenza della lingua italiana, sia quelle giovanissime che stanno imparando la lingua dei segni e/o la lingua italiana.
È indirizzato anche a persone udenti, in qualità di supporto per l'apprendimento della lingua dei segni, in particolare:
(a) genitori di bambini sordomuti che vogliono sviluppare al massimo la comunicazione con i propri figli, potenziandole lo sviluppo cognitivo e linguistico, facendo in modo che i bambini possano accedere all'informazione e comunicare tutte le proprie esigenze ed i propri pensieri; il dizionario aiuterà questi genitori a ricordare i segni di base per la comunicazione;
(b) operatori che vengono in contatto con persone sorde sul luogo di lavoro: sia nelle unità sanitarie locali che nelle scuole, nella loro qualità di insegnanti, insegnanti di sostegno, logopedisti; soddisfarerà la curiosità di chi ha sempre desiderato saperne di più.
Una lingua non è una somma di segni, inoltre una lingua esiste solo all'interno del suo contesto culturale.Per questi motivi nessun dizionario può vantare di insegnare una lingua (nazionale).
Al massimo offre un corpo rappresentativo di vocaboli e diverse informazioni per quanto riguarda il loro uso.La lingua dei segni opera sul canale visivo-corporeo, assai difficile per un udente abituato al canale acustico-vocale.
Per chi vuole imparare la lingua dei segni è indispensabile frequentare un corso o, in mancanza di questo, frequentare persone sorde che padroneggino la lingua madre.
La lingua dei segni hanno dialetti.
Ogni nazione del mondo ha la sua propria lingua dei segni e spesso una varietà di forme dialettali, d'Italia, a soli 100 anni dalla sua unificazione, rappresenta un evidente esempio di nazione con miriade di dialetti locali.
Le forme di comunicazione scaturiscono dalle necessità locali e vengono plasmate dagli utenti della lingua, così come queste stesse necessità modellano i pensieri degli utenti stessi.L'esistenza dei dialetti in Italia sono per certi versi scomodi!
Ci sono segni usati comunemente che la loro assenza sarebbe troppo evidente; e il lettore può avere un'idea di come siano i sinonimi lessicali in lingua dei segni.
Le categorie lessicali che evidenziano un maggior numero di variazioni, significano che un segno X non è usato esclusivamente nel luogo di X, anzi quel segno è usato almeno a X.
I dialetti presentano più similitudini che differenze come da ricerca (iniziata nel 1979).
La L.I.S. opera sul canale visivo-corporeo, e non deriva dalla Lingua Italiana perché la L.I.S. ha una sua propria grammatica con regole specifiche, diverse da quelle della Lingua Italiana.
La storia dei sordomuti.
Nel corso della storia si è verificato un generale cambiamento nei confronti delle persone sorde, anche se ancora adesso sussiste il pregiudizio secondo cui esse non possiedono capacità pari a quelle dei loro concittadini udenti.
Nella storia della lingua dei segni, il linguaggio della minoranza culturale fu utilizzato solo come mezzo di transizione allo scopo di imparare la lingua verbale, anziché di fondamentale diritto acquisire una lingua madre attraverso modalità visiva (unico mezzo per realizzare un pieno e completo sviluppo cognitivo- sociale).
Oggi, rispetto al passato, è facile fare una diagnosi precoce della sordità.
Sono pochi gli ufficiali riferimenti storici dei sordomuti.
"Quando si chiude una delle porte della felicità, un'altra si apre.
Spesso però, guardiamo così tanto alla porta che si è chiusa che non vediamo l'altra che si è aperta. "
Helen Keller
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